Libri

Libri essenziali per conoscere la vita e il pensiero di Don Milani

Esperienze pastorali
Esperienze pastorali è l’unico testo autografo di don Lorenzo Milani ad eccezione delle lettere. Pubblicato nel 1958, nasce da circa dieci anni di lavoro svolto tra San Donato di Calenzano e Barbiana ed è insieme testimonianza pastorale e rigorosa indagine sociologica.
L’approccio di don Milani alla fede, ai sacramenti e alla vita parrocchiale è fin dall’inizio inseparabile dall’indagine sulle condizioni socio-economiche e culturali del popolo di Calenzano, del quale conduce un’analisi sistematica rendendo il libro un caso unico nella cultura italiana degli anni Cinquanta. Da questo quadro emerge una religiosità spesso ridotta a rito formale, priva di consapevolezza e di incidenza morale, che don Milani mette radicalmente in discussione, riconducendola tuttavia alle condizioni di svantaggio e di ingiustizia sociale vissute dai suoi parrocchiani.
Da qui nasce la scelta educativa della Scuola Popolare come strumento di emancipazione umana e religiosa e la presa di posizione netta a favore degli ultimi, anche contro il potere economico e politico. Giudicato “inopportuno” e ritirato dal commercio nel 1958, Esperienze pastorali è stato definitivamente riabilitato da Papa Francesco, che ha riconosciuto in don Lorenzo Milani un prete e un maestro esemplare. Oggi il libro resta un testo profetico che unisce Vangelo, giustizia sociale ed educazione come strumenti di liberazione.

Lettera a una professoressa

Lettera a una professoressa (1967) è un testo di scrittura collettiva nato dall’esperienza educativa della scuola di Barbiana. A parlare è un “noi” che dà voce ai ragazzi esclusi dalla scuola dell’Italia del dopoguerra, figli di contadini e operai, respinti da un sistema che seleziona in base all’origine sociale, mascherando l’esclusione dietro l’idea di merito. Il bersaglio infatti, di cui il libro si fa denuncia, non è una singola insegnante, ma un’intera idea di scuola incapace di farsi carico dei più deboli e di garantire pari opportunità reali.
Attraverso esempi concreti e un linguaggio volutamente essenziale e diretto, la Lettera diventa uno strumento di emancipazione e di riscatto, trasformando gli esclusi in soggetti consapevoli e critici.
Accolta con entusiasmo e scandalo, Lettera a una professoressa divenne uno dei testi di riferimento del dibattito educativo e delle lotte studentesche del 1968. A distanza di decenni resta un libro scomodo e attuale, che continua a interrogare il senso dell’educazione e il rapporto tra istruzione, giustizia sociale e democrazia.


L'obbedienza non è più una virtù
L’11 febbraio 1965 i cappellani militari della Toscana approvarono un ordine del giorno in cui criticarono duramente l’obiezione di coscienza, definendo gli obiettori «vili» e «lontani dalla morale cattolica». Da quel testo prese avvio la vicenda raccontata in questo libro, che raccoglie la Lettera ai cappellani militari, con cui don Lorenzo Milani rispose pubblicamente a quelle accuse, le reazioni e le polemiche che ne seguirono, la denuncia per apologia di reato e il processo intentato contro di lui, fino alla Lettera ai giudici che il priore di Barbiana scrisse come autodifesa.
Nella Lettera ai cappellani militari don Milani contesta radicalmente l’idea di obbedienza come valore assoluto e rivendica il primato della coscienza personale, richiamandosi al Vangelo e alla Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Nella Lettera ai giudici sviluppa ulteriormente questa riflessione, interrogando il rapporto tra legge, coscienza, Patria e responsabilità individuale.
A distanza di decenni, questi testi conservano una forte attualità: ripropongono il tema della guerra e della pace, dell’obiezione di coscienza, della difesa popolare non violenta e del ruolo dei civili nei conflitti armati, interrogando ancora oggi il rapporto tra obbedienza, giustizia e democrazia.